Piccoli Camper crescono

Con il programma LIT, Dynamo soddisfa il bisogno di ex Camper tra i 17 e i 25 anni che vorrebbero vivere l'esperienza "dall'altra parte", come volontari.

Nel Piccolo Principe, Antoine de Saint-Exupéry ci ricorda che «l’essenziale è invisibile agli occhi». È un invito a guardare oltre l’immediatezza, per riconoscere il valore di ciò che rende davvero significativa un’esperienza. Quando bambini e adolescenti arrivano a Dynamo Camp per divertirsi senza pensieri e sperimentare nuove esperienze, attraverso la Terapia Ricreativa, colgono questa impalpabile essenzialità. Ma come in ogni storia di magia, ciò che appare straordinario non nasce mai per caso. Proprio come i protagonisti della saga di Harry Potter, alcuni comprendono che dietro ogni “incantesimo” ci sono progettazione, collaborazione e, soprattutto, la capacità di mettersi al servizio degli altri. C’è il tempo di ricevere sorrisi, attenzioni, e c’è un tempo in cui si desidera restituire. 

Dynamo Camp intercetta e accoglie i bisogni dei suoi ospiti lungo tutto il loro percorso, anche quando cambiano: da questa sensibilità nel 2011 è nato il programma LIT – Leaders in Training, rivolto ad adolescenti tra i 17 e i 25 anni che sono stati al Camp come ospiti e che vorrebbero viverlo “dall’altra parte”. Per loro è pensata una sessione di formazione che prevede anche un affiancamento dello Staff durante le attività. Trascorso un anno, se vorranno, potranno poi fare domanda e affrontare la selezione per diventare volontari. «Il percorso LIT rappresenta un’occasione per rileggere la propria esperienza e osservare il Camp da una nuova prospettiva. Mi piace pensarlo come una sorta di “pass” per il backstage», spiega Valeria Morgante, responsabile operativa della più recente sessione LIT e Support Campers per l’estate 2026. «L’aspetto cruciale è la loro crescita in termini di consapevolezza. I partecipanti sono chiamati infatti a compiere un passo indietro per mettere l’altro al centro, un processo che richiede inevitabilmente una profonda presa di coscienza, spesso inizialmente accompagnata da dubbi e timori rispetto ai propri strumenti e alle proprie capacità. Tuttavia, attraverso la formazione, i LIT scoprono che la relazione non dipende da competenze tecniche, ma dalla possibilità di esserci e di mettersi in gioco, anche grazie a gesti semplici come condividere un momento insieme, essere presenti e attenti ai bisogni altrui». Il modulo della sessione dedicato alla comunicazione creativa, per esempio, aiuta a riconoscere le molteplici modalità di espressione già presenti in ciascuno. Le attività si concludono spesso con racconti o elaborati sensoriali, talvolta tradotti in LIS e CAA. Le acquisizioni più significative emergono soprattutto nella fase pratica, quando i partecipanti entrano in attività. Nei momenti di restituzione serale, raccontano spesso di aver vissuto un’esperienza trasformativa, in cui anche i timori iniziali si ridefiniscono alla luce della relazione con gli ospiti. 

Giada Calzolari, 20 anni, studentessa bolognese di Medicina, è stata tre volte a Dynamo come Camper e una come LIT, durante una sessione famiglie la scorsa Pasqua. «Senza i Dynamìci l’esperienza di un Camper non sarebbe la stessa e quindi è naturale che sia nato in me il desiderio di diventare volontaria. Tuttavia, temevo di non essere all’altezza, soprattutto immaginandomi davanti a situazioni complesse e a bambini non sempre facili da coinvolgere», racconta. «Eppure, quando ho cominciato a partecipare alle attività con lo Staff mi è bastato vedere i tanti sorrisi dei Camper e dei genitori per capire che la mia “presenza” stava funzionando. A Dynamo, tutto il resto del mondo passa in secondo piano, conta il qui e ora. Nessuno ti giudica se non riesci a fare qualcosa e, comunque, si trova sempre una soluzione». Uno dei momenti più significativi è arrivato durante un laboratorio finale, in cui bambini e genitori sono stati invitati a raccontare la propria storia attraverso un disegno. «È stato molto difficile non emozionarsi, perché il dolore di alcuni si toccava con mano. Il fatto di poter contribuire ad alleggerire quella sofferenza, anche solo con il nostro esserci, è qualcosa di estremamente significativo. Tutti abbiamo le nostre difficoltà, ma rendersi conto che qualcun altro sta male serve a capire che si può contribuire. Aiutando l’altro, aiuti un po’ anche te stesso. Infatti, dopo l’esperienza come LIT sto meglio, perché mi sono sentita utile, nella vita quotidiana accade raramente. A Dynamo tutto è pensato per restare nel cuore come un ricordo indelebile. Una volta fuori la vita ti investe con mille impegni, ma quel seme che è stato gettato resta dentro di te e germoglia. La speranza è di vivere, un giorno, in un mondo di Dynamìci!».

Anche Massimo Biagini, 18 anni, di Pistoia, con 5 sessioni come Camper all’attivo, non potendo più partecipare per “raggiunti limiti di età” ha iniziato a desiderare di diventare Dynamìco. «Appena sono diventato maggiorenne ho presentato la domanda. Poi, un mio amico mi ha parlato del percorso LIT e ho deciso di provare anche questa strada», racconta, fresco dall’esperienza in sessione LIT a Pasqua. Tutto nasce dalla voglia di vivere Dynamo in modo diverso: «Ho trascorso molti anni in ospedale e questo mi ha limitato nelle esperienze, offrendomi poche occasioni di socializzare con altre persone. Dynamo è stata un’ancora di salvezza per me. Lo Staff e i volontari sono stati determinanti per aprirmi con gli altri. Non solo al Camp, ma anche e soprattutto nel mio quotidiano, a scuola e nella relazione con i miei coetanei». C’è anche «l’esigenza di trasmettere ad altri ragazzi ciò che Dynamo ha fatto per me e di mantenere sempre un contatto diretto con questo mondo meraviglioso». Essere stato Camper, secondo Massimo, rappresenta un valore aggiunto. «Aver vissuto quell’esperienza in prima persona mi ha consentito di immedesimarmi negli ospiti con maggiore facilità, anche se capire le loro esigenze non è sempre facile. Spero davvero di diventare Dynamìco e, chissà, magari un giorno anche Responsabile di casetta», rivela.

Diventare parte di Dynamo è davvero importante per questi ragazzi, e come conclude Valeria Morgante «Dynamo può far parte della propria vita in molti modi: ciò che conta è la capacità di trasferire altrove ciò che si è appreso e vissuto. Il Camp, pur essendo un luogo fisico, diventa così un’esperienza che può essere “esportata” nel proprio quotidiano, acquisendo uno o più degli infiniti sensi possibili, che prendono forma nell’esperienza individuale di ciascun partecipante».

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