Responsabilità e leggerezza. Due dimensioni apparentemente lontane, che in ogni membro dello Staff riescono a combinarsi, trasformandosi in un binomio perfetto. «A Dynamo, la competenza è fondamentale, ma lo è altrettanto la capacità di mettersi in gioco, di creare connessioni autentiche e di sapersi divertire. Ognuno porta sensibilità e peculiarità diverse, mettendole al servizio del Bene comune. Non c’è competizione. Piuttosto, ci si fida dei colleghi e ci si completa, perché l’obiettivo è chiaro», spiega Giovanna Gladi, referente della selezione e della formazione dello Staff. «Pur essendo professionisti, non siamo chiamati a ricoprire il ruolo di educatori, quanto di “compagni di gioco”». Il team è sempre molto eterogeneo. «Le persone non sono uguali e non devono esserlo», prosegue Giovanna. «Ciò che abbiamo sempre cercato in questi 20 anni è la flessibilità, l’entusiasmo, la capacità di mettersi in gioco e di fare squadra, ma soprattutto l’autenticità: ecco perché in sessione non è difficile notare la felicità negli occhi dello Staff!». La vera sfida consiste nel garantire che le attività offerte continuino a rispettare i più alti standard di qualità, in termini di sicurezza, inclusione e divertimento. «Grazie soprattutto alla formazione continua, strutturata sulla base della specificità del ruolo che i professionisti ricoprono all’interno dell’organizzazione, il Metodo Dynamo non solo consente di adattarsi ai nuovi bisogni degli ospiti, ma permette anche ai componenti dello Staff di esprimere liberamente la propria autenticità, senza mai perdere di vista i principi della Terapia Ricreativa. A Dynamo, così, si sviluppano e consolidano competenze trasversali che ciascuno può inserire nel proprio bagaglio e valorizzare nel mercato del lavoro, nel settore sia profit sia non profit. Questo perché si rafforzano capacità come l’empatia, l’adattabilità, il problem solving e il lavoro di squadra, mettendo ogni giorno al centro le relazioni umane e il valore dell’ascolto».

Maddalena Bosco, nello Staff Dynamo dal 2021, oggi con un ruolo di coordinamento, studiava ancora Scienze dell’educazione all’università quando sua madre, fedelissima di Radio Deejay, iniziò a parlarle di Dynamo. All’inizio, senza provocare alcuna particolare reazione in lei. «Poi, un giorno ascoltai alla radio l’intervista a una ragazza non vedente che era stata ospite al Camp», racconta. «Le sue parole mi aprirono letteralmente il cuore, fu quasi un’illuminazione». Tempo dopo si decise a inviare la candidatura per entrare a far parte dello Staff. Aveva già esperienze in ambito educativo e nell’animazione ma, varcata la soglia del Camp, fu tutto chiaro: «Percepii distintamente l’inusuale sensazione di trovarmi nel posto giusto». Ma l’impensabile doveva ancora accadere: «Durante una sessione, nella casetta di cui ero responsabile, conobbi una ragazza non vedente che dopo qualche giorno mi rivelò di essere stata ospite a Radio Deejay. Era proprio colei che mi aveva portato fino a lì. Spaventoso, ma bellissimo!». Porto sempre con me le sue parole: “Tu hai la capacità di adattarti, di sentirti qualsiasi colore. Quando parlo con te sento che tu puoi essere tutti i colori che vuoi qui dentro”. Mi lasciò di stucco».
È una frase che per Maddalena racconta in modo straordinariamente esaustivo anche il senso del lavoro a Dynamo: «Questo posto ti permette di scegliere di essere qualsiasi sfumatura di colore. Ma qui ho imparato soprattutto un linguaggio più inclusivo e a guardare oltre. Sin dall’inizio sono stata colpita dalla naturalezza con cui si instaurano le relazioni. La carrozzina, il deambulatore o qualsiasi caratteristica fisica non rappresenta mai il primo elemento attraverso cui rapportarsi al prossimo. Prima viene il ragazzo “simpatico”, la bambina “a cui piace il giallo”, insomma la persona, con le sue passioni, il suo carattere, le sue preferenze. Può capitare inoltre che, in un momento di difficoltà o di fragilità, un bambino pianga e che noi interpretiamo quel pianto come una crisi. La mia prima reazione oggi è chiedergli se vuole un abbraccio. Ogni volta la risposta è sì: apre le braccia e ti stringe forte. È qualcosa che mi emoziona molto. Per questo, liberarsi, per quanto possibile, di alcune sovrastrutture nel modo in cui guardiamo i nostri ospiti ci aiuta anche a lavorare meglio».
Maddalena si è trasferita dal Veneto per lavorare ai City Camp di Milano, ma continua a tornare anche in Toscana. «Il mio cuore è sempre là, chiaramente. Però, negli anni, ho capito che la meraviglia è nel riuscire a portare Dynamo ovunque. L’incontro con gli altri è uno dei privilegi più grandi di questo lavoro. Conosciamo tantissime anime, come mi piace definirle: bambini, adolescenti, famiglie che ci arricchiscono come esseri umani. E poi c’è la dimensione ludica. È bello giocare con loro in modo professionale, perché lo facciamo con competenza, impegno e determinazione». Ma dopo tanta esperienza sul campo, perché è così necessaria la formazione continua? «Incontriamo persone diverse, con esigenze diverse, quindi dobbiamo porci ogni volta domande differenti. La formazione ci dà gli strumenti per capire meglio chi abbiamo davanti e per far fronte ai suoi bisogni. È molto prezioso anche il confronto che nasce nelle occasioni di formazione: avere la possibilità di discutere con i colleghi e con i professionisti esterni che intervengono permette di continuare a interrogarsi. Lo scambio poi prosegue nel lavoro quotidiano. Uno strumento potente, tutt’altro che scontato».

IL DECALOGO DELLO STAFF
1. Mettere la persona al centro
Ogni scelta, ogni comportamento e ogni attività hanno come obiettivo il benessere dei partecipanti, valorizzandone unicità, capacità e bisogni.
2. Rappresentare i valori di Dynamo
Essere Staff significa essere ambasciatori della mission e dei valori di Dynamo attraverso comportamenti coerenti, rispettosi e responsabili.
3. Lavorare in squadra
Collaborare con colleghi e volontari, condividendo osservazioni e competenze, nella consapevolezza che la qualità dell’esperienza nasce dal contributo di tutti.
4. Comunicare con rispetto e chiarezza
Favorire una comunicazione aperta, costruttiva e rispettosa con partecipanti, famiglie, colleghi e volontari, contribuendo a creare relazioni di fiducia.
5. Accogliere e offrire feedback
Considerare il feedback uno strumento di crescita, accogliendolo con disponibilità e offrendo ai colleghi osservazioni costruttive e tempestive.
6. Essere affidabile e responsabile
Rispettare gli impegni presi, puntualità, prepararsi con cura e agire con professionalità, consapevoli dell’impatto che il proprio comportamento ha sull’intero gruppo.
7. Essere flessibile
Adattarsi ai bisogni dei partecipanti, alle dinamiche del gruppo e agli imprevisti, mantenendo sempre al centro la qualità dell’esperienza.
8. Promuovere sicurezza e inclusione
Contribuire a creare un ambiente fisicamente ed emotivamente sicuro, accessibile e inclusivo, nel quale ogni persona possa sentirsi accolta, rispettata e partecipare attivamente.
9. Mettersi in discussione e continuare a crescere
Partecipare attivamente ai momenti di formazione, supervisione e confronto, riconoscendo i propri punti di forza e le proprie aree di miglioramento.
10. Prendersi cura della qualità dell’esperienza
Lavorare con cura, entusiasmo e attenzione ai dettagli, contribuendo ogni giorno a costruire un’esperienza significativa per ogni partecipante.