Ridere seriamente da 20 anni

Dynamo Camp compie 20 anni. Un luogo magico, dove la sola cura è ridere. Si divertono gli ospiti, i volontari e anche lo Staff, donando alle famiglie tanti momenti di spensieratezza.

«Non si può credere a cose impossibili!», esclamò Alice. La Regina Bianca la guardò con aria compassionevole: «Direi che non hai fatto molta pratica. Quando avevo la tua età, mi esercitavo per mezz’ora al giorno. A volte ho creduto a ben sei cose impossibili già prima di colazione». Alice rise. Il divertimento preso sul serio, la possibilità di provare qualcosa che non si è mai fatto prima, la sorpresa davanti al manifestarsi di ciò che era ritenuto irrealizzabile: questo accade nel mondo capovolto dello scrittore inglese Lewis Carroll (la citazione è tratta dal romanzo Attraverso lo specchio, pubblicato nel 1871 come seguito di Alice nel Paese delle meraviglie). Ma in queste righe non avete pensato per un attimo anche a Dynamo Camp? Nel 2007, quella prima sessione con 60 bambini e 25 volontari, ha dato vita a un luogo magico, che ha accolto migliaia di ospiti, anno dopo anno. Un  luogo dove tutto è possibile, ma soprattutto dove l’unica cura è ridere. Ora che Dynamo si appresta a compiere 20 anni, le risate non si contano più, ma non hanno perso la loro straordinarietà. 

«Un ricordo che mi fa tornare il sorriso? Quando penso a tutte le nuove esperienze che ho vissuto al Camp!». Anna Maria Gargiulo, 19 anni, di Perugia, ha partecipato a tre sessioni prima di diventare maggiorenne. «Ogni attività ha avuto un valore e mi ha permesso di crescere. Tra tutte, ricordo la realizzazione di un cortometraggio: per una ragazza non vedente non è così scontato poter comprendere che cosa ci sia dietro la creazione di un film. Al Camp ho avuto l’opportunità di scoprirlo e di sperimentarlo direttamente. Anche la spa sensoriale è stata indimenticabile. A Dynamo, ci si sente accolti e si ritrova una spensieratezza che altrove è difficile provare. Non c’è bisogno di nascondere le proprie difficoltà. Ci si può persino dimenticare di avere una disabilità o una malattia. è un’esperienza che resta indelebile». 

Viola Baselice, 19 anni, è stata la prima volta al Camp quando ne aveva solo 8. «Di quella prima esperienza ricordo un’immagine: una passeggiata a cavallo e, al ritorno, un sacchetto pieno di castagne raccolte nel bosco, che poi ho portato a casa, a Milano. Delle successive tre sessioni vissute da adolescente, i ricordi sono ovviamente più nitidi. Non ci sono state solo risate, ma anche la sensazione di aver cambiato il modo di stare con gli altri. Il Camp, infatti, ti mette nella condizione di entrare nella vita delle persone e, allo stesso tempo, di lasciarle entrare nella tua. All’inizio non è facile: significa esporsi, accettare una vicinanza a cui non ero abituata e lasciarsi coinvolgere. Ma è stata una delle esperienze più importanti che abbia fatto. Anche i laboratori, come quello di arte e fotografia, hanno avuto un impatto significativo, contribuendo a orientare le mie scelte per il futuro. I Dynamìci e lo Staff mi hanno spinta a essere più aperta e libera nel modo di esprimermi e di vivere le mie passioni. È forse questo l’aspetto che mi ha cambiata di più: aver imparato a espormi, senza paura di stare al centro dell’attenzione, come avveniva prima».

«Mio figlio a Dynamo è talmente contento che sorride anche con i capelli!». La felicità dei Camper si riflette inevitabilmente anche negli occhi dei genitori. Caterina Ferrone è la mamma di Diego e Samuel, gemelli, che hanno frequentato il City Camp di Napoli. «Quando arrivano lì, entrano subito nella loro dimensione, come se sapessero di essere nel posto giusto. E pur essendo molto legati a me, quando me ne vado, quasi quasi non mi salutano. Si sentono a casa», spiega. «A differenza degli altri camp, dove abbiamo sempre dovuto affiancare ai miei figli una persona di fiducia, a Dynamo c’è una presa in carico a 360 gradi, con un’attenzione particolare alle esigenze di ciascun bambino. Confesso che per me è stato un salto nel vuoto: per la prima volta, infatti, li ho lasciati senza qualcuno che li conoscesse già e potesse seguirli individualmente. I miei figli sono gemelli, ma completamente diversi, e io stessa faccio fatica ad assecondare tutte le loro peculiarità. Per questo capisco quanto sia complesso, per Dynamo, occuparsi di tanti bambini con caratteristiche ed esigenze differenti. Ma è proprio questa attenzione a fare la differenza: anche i sorrisi che donano ai nostri figli, in qualche modo, sono cuciti su misura. Non si tratta semplicemente di farli ridere a tutti i costi o di proporre un’attività qualsiasi, ma di capire quale esperienza sia più adatta a ciascuno e con quali modalità, per valorizzarne le potenzialità e magari far emergere particolari che nemmeno noi genitori siamo riusciti ancora a individuare». 

Dal 2012 sono state introdotte anche le sessioni dedicate esclusivamente ai fratelli e sorelle dei bambini con patologie ospiti. Alessandra Marongiu, 24 anni, sarda ma trasferitasi a Bologna per lavoro, è stata per la prima volta al Camp con la famiglia due anni fa. «Sono arrivata con un certo scetticismo, perché le istituzioni e la scuola non sono mai riuscite a rispondere davvero alle esigenze di mio fratello», ammette. «Davanti alle attività, ai balletti e a tutta l’energia di Dynamo pensavo: “Ma come possono essermi d’aiuto?”. Poi è successo l’impensabile e l’ultimo giorno non volevo più andarmene. Ho passato tutto il viaggio di ritorno, sulla navetta, a piangere. Dynamo mi ha fatto capire innanzitutto che non siamo soli: non siamo l’unica famiglia a vivere una situazione del genere e io non sono l’unica Sibling a portare dentro di sé certe responsabilità. Ma soprattutto, per la prima volta, ho avuto tempo e spazio per me, per elaborare quello che significa crescere come Sibling. Lo Staff e i Dynamìci hanno un modo particolare di sorridere: è quasi una coccola, una forma di cura, qualcosa che ti fa sentire accolto. Non sei più soltanto il fratello o la sorella di una persona con una disabilità, né soltanto il genitore di un bambino con una malattia. A Dynamo ho visto i miei ridere, ho visto mio fratello divertirsi con altri bambini e con i volontari, ho visto una famiglia, la mia, stare insieme in un modo che nella vita quotidiana non è sempre possibile. Forse è questo il regalo più grande del Camp: per qualche giorno, ognuno trova il proprio posto e può tornare a divertirsi insieme agli altri. Quando siamo partiti pensavo che sarebbe stata l’ultima volta. Invece era soltanto la prima…». Alessandra è tornata due volte, in sessioni per soli Siblings. «Eravamo ragazzi di età diverse e con storie diverse, ma abbiamo legato subito. La cosa curiosa è che non avevamo nemmeno bisogno di parlare dei nostri vissuti: sono state le attività e il divertimento a unirci. Non escludo che in futuro potrei diventare anche io una Dynamìca. Ho capito che si può donare scendendo in campo come volontario, ma non è obbligatorio. L’importante è ricordare Dynamo come luogo del cuore e contribuire, nel proprio piccolo, a farlo conoscere a più persone possibili. Come faccio io, nella vita di tutti i giorni, quando spiego a chi me lo chiede il perché dell’adesivo di Dynamo che ho attaccato sulla mia borraccia e che porto sempre con me!». 


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