Un nuovo anno da vivere insieme… in famiglia!

Staff, volontari e ospiti si preparano ad affrontare un nuovo anno assieme a Dynamo. Come sarà il 2026? Ci saranno più sessioni e ancora più attenzione alle famiglie. «Al Camp ci sentiamo "uno": saremo inclusione pura!», assicura un Dynamìco.

«Il proposito per l’anno che è appena cominciato? Diffondere i valori di Dynamo nella vita di tutti i giorni sempre di più». Fabio Chiti, 56 anni, bancario di Pistoia, non ha alcun dubbio. «Ciascuno di noi deve farlo. Ogni persona che incontri potrebbe avere un figlio, un familiare, un amico bisognoso di Terapia Ricreativa». Fabio visitò il Camp ai suoi esordi, nel 2007. «Fu amore a prima vista», rivela. Tanto che in ufficio conserva ancora gelosamente una bandierina verde ricevuta in dono in quell’occasione. Da quando si è arruolato tra i Dynamìci, nel 2012, ha partecipato a 11 sessioni, la maggior parte delle quali dedicate alle famiglie. «Al Camp ci sentiamo “uno”: siamo inclusione pura!», racconta. «Il divertimento e la soddisfazione nel riuscire a fare qualsiasi cosa non è solo una peculiarità della Terapia Ricreativa. Ci riguarda tutti in modo trasversale. Essere papà di due figli e marito mi aiuta poi a cogliere certi sguardi, i dialoghi e anche i silenzi che raccontano la vita delle famiglie che incontro». 

Fabio guarda al 2026 con impazienza, desideroso di vivere nuove sessioni, magari in compagnia di altri Dynamìci conosciuti lungo il percorso: «Sono esperienze autentiche, profondamente condivise. Incontri veri, fatti di sguardi, cuori e anime. Durante le sessioni con le famiglie, quando la giornata finisce e noi volontari dobbiamo andare a dormire, spesso restiamo a parlare per ore: ci raccontiamo, ci ascoltiamo, ci conosciamo davvero. Ci confrontiamo su aspetti profondi della vita e, per questo, i legami che si creano sono fortissimi. Ho molti amici sparsi in tutta Italia, conosciuti al Camp a partire dal 2012. Ogni anno cerchiamo di condividere qualche sessione. L’aspetto più bello di Dynamo è che le situazioni, anche le più complesse, vengono affrontate con efficacia, soddisfazione e risultati tangibili. Sono certo che questo modello sia replicabile. Come volontario, il mio desiderio per l’anno nuovo è che Dynamo sia sempre più presente e riconosciuto nel nostro Paese».

«Portare le nostre competenze anche all’esterno è una delle nostre priorità», conferma Vito Nigro, direttore del Camp dal 2018, a Dynamo dal 2009. «Siamo cresciuti molto e abbiamo un’esperienza significativa alle spalle. Accogliamo bambini con disabilità o con malattie complesse, e famiglie che vivono situazioni di fragilità profonda. Abbiamo maturato competenze, visioni, pratiche che meritano di essere consolidate. Il modello è forte. L’obiettivo è trasformare tutto questo in un sistema sempre più stabile, capace di sostenere una progettazione a lungo termine. Vogliamo dare più respiro, più visione a tutto ciò che facciamo. E, allo stesso tempo, condividere queste esperienze con il mondo esterno. Non con la presunzione di saperlo fare meglio o di essere gli unici a poterlo fare, ma con la sicurezza di averlo già fatto. Anche di aver commesso errori, che oggi possono diventare un patrimonio prezioso per altri. Condividere la nostra esperienza significa permettere ad altri di saltare alcune tappe. È proprio così che le nostre esperienze possono continuare a vivere, moltiplicandosi». Al Camp nel 2026 «la priorità sarà anche andare incontro sempre più alle esigenze delle famiglie», prosegue Vito Nigro. «Ci sono liste di attesa molto lunghe per queste sessioni dedicate. Cercheremo di ospitarne sempre di più, sia aumentando le sessioni totali da 23 a 28, sia iniziando lavori di ampliamento per creare nuovi posti letto e spazi adeguati ad accoglierle».

Tra queste c’è la famiglia Ciaramitaro, di Palermo, che ha partecipato l’anno scorso a un’esperienza Off-Camp a Riva degli Etruschi, e che verrà accolta per la prima volta a San Marcello Piteglio nei prossimi mesi. Maria Teresa, mamma di Alberto, non riesce a trattenere la commozione ricordando la prima telefonata: «Quando mi dissero che avremmo fatto l’Off-Camp, mi misi a piangere. Un pianto incontenibile, un fiume in piena. Perché già solo sentir pronunciare la parola “Dynamo” tira fuori la parte più bella di te. Quante volte sentiamo dire che siamo tutti uguali, che non ci sono differenze, che abbiamo tutti il diritto di stare nel mondo, ma solo a Dynamo lo tocchi con mano. Sai che tuo figlio sarà abbracciato per quello che è, per la sua unicità. E anche tu, come genitore, sarai coccolato, senza pietismo. Dynamo è il posto in cui parte in automatico il sorriso. Ogni volta che guardo le fotografie che ho scattato all’Off-Camp mi si riempiono gli occhi di quegli abbracci, di quelle manine che si stringono, di quei bambini accolti con tenerezza. Altrove purtroppo non succede. I nostri figli, spesso, vengono considerati “rotti” dalla società. E invece a Dynamo scopri che è solo questione di considerazione, che tutti possiamo sentirci parte del mondo». Da quando ha ricevuto la convocazione per il Camp, Alberto chiede ogni giorno quando si parte. Non vede l’ora di fare tiro con l’arco e l’arrampicata. Ha già preparato tutta la sua attrezzatura che utilizza con gli scout, compresa una torcia da indossare sulla fronte e un quadernino, su cui vuole dare i voti a ogni attività. «Il nostro dolore non è un figlio con patologie», conclude Maria Teresa. «Il nostro dolore è il mondo che ci circonda. Dynamo ci permette di dimenticare la fatica, di ritrovare la leggerezza. Questo è quello che ci aspettiamo per l’esperienza che stiamo per vivere al Camp. Niente di più e niente di meno rispetto a quello che abbiamo già vissuto grazie a Dynamo».

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